Incipit vita nova


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"Io credo che la storia ti piace come piaceva a me quando avevo la tua età perché riguarda gli uomini e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi, non può non piacerti più di ogni altra cosa", scrisse Gramsci in una delle ultime lettere al figlio Delio. Vero, la storia si fa attraverso gli uomini e con gli uomini, attraverso percorsi inimmaginabili dalla mente umana come ha dimostrato il "Secolo breve" che ci siamo lasciati alle spalle noi, piccoli protagonisti di questa nuova stagione dominata dalla postdemocrazia.E se passasse anche -la storia- da una piccola piattaforma di riflessioni elaborate da una "ragazza del proprio tempo"? Piace pensare a chi scrive che sia così. Allora comincia il nostro viaggio, incipit vita nova, avrebbe detto Il Nostro...

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giovedì, agosto 28, 2008
 
Continuo a ripetermi che, in fondo, malgrado tutto, ho potuto vivere sino ad ora anni interessanti. Interessanti per la gente che ho conosciuto, per i posti che ho visto, per l'aria che ho respirato. Da poco tempo si è aperta per me una nuova parentesi "geografica": via da Milano, verso una regione forse più "rustica" ma anche più vera, meno artefatta. Di questa terra che è dura da digerire per chi arriva dal Sud perché è come entrare nella tana del lupo, mi piace soprattutto il rapporto con la natura: anche in città non si rinuncia alla bici, la gente affolla i percorsi vita, molti hanno la passione per le lunghe passeggiate in montagna...si tratta di un modo di vivere che a me va perfettamente a genio. Quando vedo quanto la gente qui tiene al proprio ambiente mi arrabbio perché la stessa cosa sarebbe dovuta accadere da noi. Noi invece abbiamo sbancato le dune per costruire ville sulla spiaggia, abbiamo devastato interi tratti di costa...
La verità è che non è solo colpa della cattiva politica ma anche dell'assenza di una pur minima coscienza civica. I politici rispecchiano la società. Del resto, una società del voto di scambio, in cui la gente vende il proprio voto per qualche buono carburante, per 100 euro da riscuotere al martedì dopo elezioni dopo aver provato il voto dell'intera famiglia, per una spesa al supermercato non può che esprimere una certa classe dirigente.
La domanda è: cambierà questo sistema di cose?
Chi vivrà vedrà.
Io intanto mi accontento dei miei Anni Interessanti.
postato da ondanomalacontrocorrente | 09:37 | commenti (1)


giovedì, agosto 07, 2008
 
Continuo a macinare appunti, negli ultimi tempi. Il mio spirito d'osservazione è stranamente rivolto su me stessa: mi scruto, cerco di capire cosa voglio e come lo voglio. Cerco di immaginare come sarebbe  la mia vita se riuscissi davvero a realizzare i miei sogni. E' un fatto notorio che mi piacerebbe viaggiare e raccontare il mondo e le persone. La domanda è: quando accadrà? Ma soprattutto: con quali soldi?
postato da ondanomalacontrocorrente | 12:45 | commenti


giovedì, luglio 31, 2008
 
La verità è che sono pronta. Sono pronta per ricominciare. Ho deciso di tuffarmi in un'avventura che accarezzo da tempo: un'idea, una sfida che vive nella mia mente dalle superiori: a quel tempo, sognavo di diventare attaché presso qualche ambasciata. Mi sarebbe piaciuto vivere e vagabondare in quei paesi che ci sforziamo di immaginare nella nostra mente: i paesi del sud est asiatico, l'america latina oppure i paesi nordici.
Il tempo, si sa, mi riservava altre sorprese.
Ovviamente, non ho mai abbandonato nessuno dei miei propositi, nessuno.
Quest'anno non sarà possibile, ma il prossimo partirò costi quel che costi verso Capo Nord:scoprirò il globo, nel punto più a Nord della terra, aprirò le mie braccia verso tanta immensità, respirerò la brezza del mare del Nord e vedrò un sole rosso a mezzanotte.
Se avrò soldi, cercherò di comprare una barca, altrimenti andrà bene un vecchio camper.
Che cosa importa con cosa si viaggia...l'importante è vivere!
postato da ondanomalacontrocorrente | 17:59 | commenti


martedì, luglio 29, 2008
 
Dopo tanto tempo rieccomi qui. Perché? Perché avevo bisogno di scrivere, di raccontarmi. Perché mi verrebbe, come sempre, di mollare tutto e partire. Perché non ne posso più di essere tra due fuochi, perché sono stanca di dovermi dividere.
Nella mia mente, c'è di nuovo il seme del vagabondare. Per il mare, naturalmente, ch
e in questi momenti sembra l'unico che riesca ad ascoltarmi.
Io non riesco personalmente a capire perché la mia vita debba essere così perennemente tormentata, stretta tra una mamma che mi ha dato troppo amore e tutto il resto del mondo. Mi sembra di non farcela, a volte, a reggere questa perenne lotta al compromesso.
Diciamoci la verità, che cosa vuole da me la gente? Mi tirano per la giacca, reclamando ciascuno una fetta del mio cuore, della mia mente.
E' in questi momenti che vorrei scappare.
Nessuna tentazione estrema, intendiamoci. Sono troppo innamorata della vita.
Semplicemente fuggire dove nessuno possa trovarmi, dove nessuno possa riconoscermi. Il mio sogno era un piccolo battello con cui pescare gamberetti al mattino per poi trovare la pace nello studio al pomeriggio. Nei miei appunti di viaggio, è impresso sul mio taccuino il racconto di un viaggio nato su un treno e proseguito verso una meta finale che esiste solo nella mia mente. Perché in realtà mi manca il coraggio di salutare tutti. Perché non riuscirei mai a farli soffrire a causa della mia assenza.
Mi chiedo se mai un giorno arriverà questo coraggio, se riuscirò a liberarmi di questi fantasmi.
So solo che vorrei un po' di pace, lontano da qui.
Ad omnia paratus.
Ulisse

postato da ondanomalacontrocorrente | 09:39 | commenti


sabato, novembre 11, 2006
 

Così rieccomi, in parte rinnovata nell'anima.

Come se una bufera si fosse abbattuta su di me e avesse travolto il mio passato.

Affronto questa nuova realtà continuando a sorprendermi, giorno dopo giorno.

postato da ondanomalacontrocorrente | 19:33 | commenti (1)


martedì, ottobre 17, 2006
 

Stop.

Stop perché non trovo più le parole per raccontarmi.

Stop perché si sente talvolta la necessità di cambiare.

Stop perché tutto è destinato a finire.

Stop perché si deve pur finire se si intende ricominciare.

Grazie a tutti.

Scheggia

postato da ondanomalacontrocorrente | 14:36 | commenti (3)


lunedì, settembre 18, 2006
 

Caro Antonio,

ci rivedemmo un'ultima volta il 18 settembre. Quarto anno di liceo, sospeso tra giovinezza ed età adulta. Ero stata la tua allieva prediletta: e pensare che all'inizio quasi mi detestavi o, per lo meno, ti lasciavo indifferente. In realtà le circostanze non aiutarono a stabilire il migliore dei contatti: rientrasti all'improvviso nel primo lunedì di gennaio del primo anno. Noi ragazzi pensavamo tu fossi guarito: imparammo a volerci bene un po' per volta.

Una delle cose che più mi faceva specie era che tu avessi stretto un'amicizia solida con quella che era stata la professoressa di italiano di mia madre in quello stesso liceo ma quasi 30 anni prima: anche lei stravedeva per mia madre e ricordo i vostri volti nel vedermi, nel ricordarmi quanto fossi simile a lei.

L'ultimo giorno ci ritrovammo in corridoio e non potei fare a meno di abbracciarti. Mi dicesti: "Mi raccomando" e mi sorridesti.

Non ti ho più rivisto, se non ai funerali. Non avevo avuto il coraggio di venire a vederti morire.

Venni da te al cimitero un freddo 2 novembre a lasciarti una poesia.

Il giorno che te ne andasti, si perse una parte di me. Mi tornava in mente l'immagine di Guido che scorazzava per la classe con i suoi giochi, negli ultimi giorni del secondo liceo. Nel vedere il figlio da te tanto voluto, pensai che potessi farcela.

Invece non ce l'hai fatta e mi hai lasciata a crescere senza di te...senza i tuoi consigli, i tuoi rimproveri, il tuo affetto.

Fabrì

postato da ondanomalacontrocorrente | 14:55 | commenti


lunedì, settembre 04, 2006
 

[giacinto]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ero al telefono con un amico quando all'improvviso esclamò: Facchetti è qui davanti a me. Potevi trovarlo la domenica pomeriggio in Chiesa, a Treviglio: immaginai fosse una persona religiosa. Il mio amico mi chiese se volessi parlargli: ero esitante ma alla fine tirai fuori un sì sentitissimo. Gli passò il telefono, avvertii un brivido nel sentire la sua voce e reagii dicendo: "Ciao, Facchetti, come stai?".

In quella breve conversazione, durata poco più di un minuto, cercai di racchiudere il senso più forte del nostro essere nerazzurri; infine gli chiesi quando avremmo avuto diritto anche noi, al nostro scudetto. "Presto", rispose.

Posso dire: "Ho avuto modo di conoscere la Leggenda Facchetti". Un signore, in campo e fuori. Onesto, corretto, lontano dai riflettori e dalle polemiche, Facchetti era l'espressione di un calcio migliore. In Lui si leggeva la Storia della Grande Inter di Herrera e Moratti Senior.

Guardando una partita, in inverno, nel nostro Inter Club, avevo provato a vedere se il figlioletto di 5 anni di uno sfegatato interista conoscesse il Presidente Facchetti. Nel vederlo non aveva detto, "E' Facchetti". Mi aveva risposto, semplicemente: "La Leggenda Facchetti".

Giacinto Facchetti è stato e continuerà ad essere la nostra splendida Leggenda; perciò oggi piangiamo per lui.

Bellissima la lettera del Presidentissimo Moratti:

"Caro Cipe,
non sono riuscito a dirti quello che volevo, per paura di farti capire che il tempo era inesorabile e la malattia terribile.
Scusami, ma credo che ti debba ringraziare soprattutto per la pazienza che hai sempre avuto con me.
Per i tuoi occhi che sorridevano, fino alla fine, ai miei entusiasmi o all’ironia con cui cercavo di superare insieme a te momenti difficili.
Pochi giorni fa, pochissimi, mi parlavi con un filo di voce - e con l’espressione di chi ti vuole bene - dell’Inter, proiettando il tuo pensiero in un futuro che andava oltre le nostre povere, ignoranti, possibilità umane.
Qualche mese fa ti chiedevo un po’ scherzando un po’ sul serio come mai non riuscivamo ad avere un arbitro amico, tanto da sentirci almeno una volta protetti, e tu, con uno sguardo fra il dolce e il severo, mi rispondesti che questa cosa non potevo chiedertela, non ne eri capace.
Fantastico. Non ne era capace la tua grande dignità, non ne era capace la tua naturale onestà, la sportività intatta dal primo giorno che entrasti nell’Inter, con Herrera che ti chiamò Cipelletti, sbagliandosi, e da allora, tutti noi ti chiamiamo Cipe. Dolce, intelligente, coraggioso, riservato, lontano da ogni reazione volgare.
Grazie ancora di aver onorato l’Inter, e con lei tutti noi".

Onore alla Leggenda Facchetti

Ciao Giacinto,

Fabrì

*****

Su www.inter.it, altri approfondimenti ed immagini.

Si ringrazia lo stesso sito per le immagini riprese nei due post.

 

postato da ondanomalacontrocorrente | 22:53 | commenti
 

[FACCHETTI

Dopo il mitico Peppino Prisco, ci lascia anche Lui.

Non sono riusciti a regalargli la gioia di uno scudetto vero.

Questo blog si ferma in omaggio alla Leggenda Facchetti.

www.inter.it

postato da ondanomalacontrocorrente | 18:36 | commenti


domenica, settembre 03, 2006
 

Raramente ci fermiamo a riflettere sul senso delle nostre azioni; più facilmente ci abbandoniamo alle nostre più profonde inquietudini.

Capita allora che le uniche occasioni in cui ci è dato di riflettere su ciò che eravamo e su ciò che siamo appaiano così, all'improvviso, in maniera del tutto inattesa.

E' allora che possiamo tracciare un qualche bilancio su tutto il percorso precedente, in bilico tra successi e sconfitte. Non posso dirmi sconfitta, anzi: sotto molti punti di vista potrei quasi dire di aver vinto. Ho ciò che molti miei coetanei non hanno e posso dire di averlo costruito grazie al mio impegno, quasi fossi un capitano giunto con la sua Provvidenza verso porti sicuri.

Poi però ti rendi conto di quanto ancora tu debba fare; ti chiedi dove siano finiti i tuoi sogni...la militanza antimafia, i viaggi impossibili, il supporto nelle zone più a rischio. Costi quel che costi: sempre meglio il famoso giorno da leoni che i 100 da pecora.

Pensi ad una battaglia difficile e rischiosa, la battaglia che in molti non si sentono di combattere perché temono le conseguenze: ed è allora che capisci, più che mai, che quella battaglia vuoi vincerla. In quel momento trovi il coraggio di camminare a testa alta, di guardare negli occhi chi è sempre stato abituato a sguardi riverenti.

Pensi ai tuoi viaggi: verso Capo Nord, negli ultimi villaggi di una lontana Norvegia, con pochi bagagli e la voglia di immergersi in quel vissuto, lontano da tutto e da tutti, ad imparare il silenzio del mare e lo stupore del tramonto.

Poi Machu Pichu verso la roccaforte Incas e poi Dubai ed Abbu Dhabi, a conoscere la millenaria cultura araba.

Infine le Hawai, dove la gente ti cinge nel suo meraviglioso abbraccio Aloa.

Nel giorno in cui Lucia è andata via, questo mi viene in mente. Mi fece promettere una volta che non avrei mai abbassato il capo. Annuii con gli occhi.

Cara Lucia, con tutto il mio cuore, per sempre

Fabrì/Scheggia

postato da ondanomalacontrocorrente | 16:12 | commenti